Sono appena tornata da una settimana di vacanza, programmata da un paio di mesi. Non ero mai stata a Londra e così, con famiglia e amici, ho pensato che fosse giunto il momento di provvedere.
Prima di partire mi immaginavo una città caotica, grigia, difficile da visitare. Complice anche una settimana di bel tempo, ho invece apprezzato la bellezza dei suoi monumenti e degli straordinari musei, degli spazi aperti e i dei bei parchi, dei quartieri ordinati e dei pub. Una città nuova e moderna, con molte gru, ma che non ha perso la propria anima.
Premesso che ho visitato molte zone, ma non le estreme periferie, quello che forse mi ha colpito maggiormente è l’ordine. I parchi e le strade sono puliti, i graffiti praticamente inesistenti, i mezzi di trasporto molto efficienti. I musei gratuiti, hanno al massimo un custode per sala e opere di grandissimo valore, ma poche volte ho visto persone (turisti) cercare di toccare quadri o altri pezzi esposti. Le scolaresche locali erano moltissime. I bambini si sedevano davanti alle bacheche armati di carta e penna, o vagavano per le sale senza urlare o correre. Gli ingressi alle metropolitane erano controllate, ma non ho mai visto qualcuno cercare di non pagare il biglietto. All’interno delle varie stazioni ho incontrato inservienti che pulivano con straccio e detersivo i cartelli informativi.
In generale ho avuto l’impressione di una grande libertà, ma contemporaneamente di un grande rispetto delle regole. Sarà un problema di cultura, ma quello che trovo che spesso manchi da noi è proprio questo. Il rispetto della cosa pubblica, quasi che non ci appartenga, il rispetto delle norme che non sempre sono “lacci e lacciuoli”, ma elementi che permettono a tutti di sapere con esattezza quali sono i propri diritti e doveri. Di essere sicuri che le decisioni non avvengono sempre in maniera discrezionale. Dalle piccole cosa a quelle più grandi.
Cose piccole, ma importanti che capitano in continuazione anche da noi. Un piccolo esempio: davanti al Comune esistono due posti riservati: uno per disabili e uno per la polizia locale. Nove volte su dieci sono occupati da persone che non ne hanno diritto.

